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La ballata della regina senza testa

Di Filippo Pace

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La ballata della regina senza testa
ISBN
978-88-7356-288-7
Co-edizione
-
Genere
Narrativa
Materia
Testi letterari moderni e contemporanei: romanzi, racconti, diari ed epistolari
Collana
Narrativa tascabile
Anno edizione
2017
Luogo edizione
Cagliari
Supporto
Cartaceo
Pagine
272
Rilegatura
Brossura con lembi e cucitura filo refe
Dimensioni
13 x 18 cm
Peso
260 g
N° volumi
1
Illustrato
No
Lingua di pubblicazione
Italiano
Lingua originale
-
Lingua a fronte
-
Allegato
-
Scolastico
No
Disponibilità
In commercio
Distribuzione

15,00 €

In una notte di tempesta nasce Teodora, unica figlia di re Carlo, erede al trono della mitica Zarfrigia. Non solo è una donna, ma per giunta è - letteralmente - priva di testa. Questa sua mancanza diventa l´inizio di un barocco e manierato carnevale in cui la protagonista fa implodere un regno, rifiuta la mano del pretendente Belisario e fugge alla ricerca di Bernardo, la testa senza corpo, nella terribile Foresta degli Incubi, luogo in cui la notte dura un mese. L´accompagnano nel viaggio un cavaliere affetto da amnesia e attacchi di panico, un giullare alla ricerca di passato e riscatto, un contadino ammattito perso nel suo delirante sogno, due nutrici represse e depresse e un frate mezzo cieco e libertino.
Inseguiti dagli assassini al soldo di Belisario in cerca di vendetta, i personaggi incontreranno le loro paure più profonde e i desideri più nascosti, al ritmo di una violenta ballata ironica, corrosa di sogni e malinconia.

La ballata della regina senza testa è un romanzo ispirato ad Ariosto e tratta di temi universali in maniera originale e anticonformista. Il racconto è una fiaba distopica che ironizza sulla gerontocrazia in Italia, la piaga del precariato, l´inutilità degli intellettuali, la disfatta del mondo accademico, l´impossibilità di soddisfare i desideri pienamente, la paura dell´uomo nei confronti delle donne emancipate e sessualmente libere. L´arte, il gioco, la follia, la seduzione e la trasgressione sono le forze salvifiche e positive da contrapporre alla crisi del presente. Non avere la testa diventa, paradossalmente, l´unico modo per liberarsi da pregiudizi e luoghi comuni per recuperare la libertà del pensiero, in un percorso in cui la scrittura diventa deterrente catartico e anarchico nei confronti dell´omologazione culturale.

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