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Pozzi sacri

Architetture preistoriche per il culto delle acque in Sardegna

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Pozzi sacri
eBook
ISBN
978-88-7356-783-7
Co-edizione
-
Genere
Saggistica
Materia
Storia (compresa archeologia e preistoria), biografie, araldica
Collana
Archèos
Anno edizione
2021
Luogo edizione
Cagliari
Supporto
eBook
Pagine
0
Rilegatura
-
Dimensioni
-
Peso
-
N° volumi
0
Illustrato
No
Lingua di pubblicazione
Italiano
Lingua originale
-
Lingua a fronte
-
Allegato
-
Scolastico
No
Disponibilità
In commercio
Distribuzione

5,99 €

È giudizio comune che si possa dissertare in maniera esaustiva sul tema dei pozzi sacri esponendo solo alcuni esempi classici: il sito di Santa Cristina di Paulilatino, quello di Sant’Anastasia di Sardara o la fonte di Su Tempiesu di Orune. In realtà, la definizione “architetture per il culto delle acque” racchiude una classe di monumenti tra i più diversificati e comprendente diverse centinaia di esempi. Pozzi sacri, fonti votive, rotonde, rotonde con bacile, vasche lustrali, templi circolari sono, in sostanza, tipi di edifici quanto mai diversi tra loro, con ampie sfaccettature, talvolta persino concretizzate in strutture ibride, ossia unite in fisionomie combinate, e quindi di difficile classificazione. La variegata rassegna è tuttavia conformata a una medesima destinazione religiosa, per quanto al momento sconosciuta.

La preferenza per alcuni tipi di rocce e la loro sapiente modellazione, il pregevole impiego di giunture metalliche, la definizione dei raccordi, i pratici sistemi di alimentazione idrica, testimoniano le precise competenze e le grandi capacità tecniche dei loro costruttori nella progettazione e nella pianificazione, come nell’ingegneria idraulica, nella carpenteria e nella metallurgia.

Le analisi cronologiche si estendono dalle ipotesi sulla nascita del fenomeno in seno alla civiltà nuragica, alla datazione dei monumenti già scavati, alle possibili mutazioni iniziando dalle architetture più arcaiche verso quelle più evolute.

Durante l’Età del Bronzo, la civiltà nuragica produsse una nuova classe di edifici: i pozzi sacri e le fonti votive. Probabile mutazione delle classiche strutture preistoriche isolane (nuraghi e tombe di giganti), gli evoluti manufatti sembrano legati a un cambiamento delle consuetudini religiose. Nel lungo periodo tali riti portarono alla creazione di santuari sempre più raffinati, frequentati da pellegrini che vi lasciavano ricchi depositi votivi.

Semplici sistemi idrici o strutture combinate, evolute e complesse, isolate nel territorio o amalgamate in grandi organismi, l’articolato fenomeno delle architetture sarde legate al culto delle acque in età nuragica si delinea finalmente in una raffigurazione dettagliata e completa.

Oltre all’analisi delle basilari caratteristiche dei monumenti, vengono studiate le posizioni nel territorio, i materiali, le correnti stilistiche, lo sviluppo e le trasformazioni attraverso i secoli, fino alla sopravvivenza di culti e strutture ancora durante l’occupazione cartaginese e romana, e persino oltre.

La ricerca è integrata da un assortito catalogo di siti visitabili, con descrizioni e datazioni, abbinato a una veloce carrellata di un altro centinaio di esemplari minori, offrendo una visione globale sull’argomento.

Massimo Rassu

Massimo Rassu (1964-)

Ingegnere civile, libero professionista. Ha pubblicato diversi saggi e articoli di Urbanistica e di Storia dell´Architettura della Sardegna. È noto anche per gli studi sugli Ordini Cavallereschi presenti nell´Isola in età medioevale: Ipotesi sui Templari in Sardegna (1996), L´Ordine di Malta in Sardegna (1996), Pellegrini e Templari in Sardegna (1997). Tra le altre pubblicazioni: Oristano, la città della Sartiglia (1996); Villasalto, l´ambiente, la storia, la miniera (1997) e Pozzomaggiore, l´ambiente, la storia, l´arte (1999). Per l´Aipsa Edizioni ha pubblicato il volume Baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari (2003)