Chiudi

Scrittore amante della precisione

  •  24 giugno 2014 | Rassegna stampa | L´Unione Sarda
Facebook Twitter LinkedIn Posta elettronica WhatsApp Telegram
Scrittore amante della precisione, Tonino Oppes indica subito l´età dei suoi lettori: «Dai nove anni in su». L´ex capo redattore Rai, in realtà, offre da anni le sue storie a lettori senza età, purché curiosi e assetati di conoscenza. E usa il mezzo che gli è più naturale: la storia romanzata, scritta con sapiente leggerezza e lucida efficacia. "Ampsicora. Eroe sardo" (Condaghes, 108 pagine, 8 euro) è l´ultimo racconto che narra del sogno di libertà di Ampsicora e del figlio Osto, e ancora una volta Oppes (nato a Pozzomaggiore, autore prolifico passato dai temi dell´ambiente alla narrativa per ragazzi, gli ultimi pubblicati con la collana ´Il trenino verde´) coglie l´obiettivo: la vicenda umana degli eroi sardi di Cornus diventano modello ideale di resistenza alla prepotenza. In questo caso il principe Ampsicora (figura della nostra storia poco nota) e il figlio Osto combattono per opporsi alle mire romane di conquista della Sardegna.
Oppes offre un viaggio nel tempo, e la navicella che accoglie i lettori è la fantasia. Ecco quindi Cornus nell´anno 221 a.C. Osto è un ragazzo, è a caccia: per lui si stagliano già all´orizzonte tempi duri, da guerriero. Il padre Ampsicora medita la rivolta (217 a. C.). Chiama a raccolta la «Gente di Cornus» e annuncia: «Roma ci vuole sottomettere. Sta a noi stabilire se continuare a vivere liberi nella nostra terra, oppure accettare ogni sopruso». L´autore sa come prendere per mano il lettore, e lo fa proponendo un crescendo di emozioni. L´intera rievocazione ruota attorno ai discorsi e alle azioni di Ampsicora e del figlio Osto. Bisogna combattere per resistere ai soldati romani, e la soluzione è un´alleanza con i cartaginesi. Ampsicora naviga verso Cartagine per proporre e sottoscrivere un patto di guerra, ma convince anche i Sardi delle zone interne. I preparativi dello scontro in campo aperto con i romani durano a lungo. Poi, nell´anno 215 a.C., arriva il giorno della battaglia. Nella pianura del Campidano succede tutto molto in fretta, sul terreno restano 12 mila uomini, vittime di una guerra amara che vede perdente l´esercito sardo-punico. Tra i morti anche Osto. Tragico epilogo che consegna Ampsicora e il suo popolo alla sottomissione nei confronti di Roma, nuovo dominatore dell´Isola.
Pietro Picciau