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Condaghes, editrice nata a Torino

Lun, 25 Maju 2009 | La Nuova Sardegna

MACOMER. Il fondatore delle edizioni Condaghes - nomen, omen (un nome, un presagio) - è un matematico di Ghilarza. Si chiama Francesco Cheratzu. «Sono nato nel 1960 e ho fatto due volte lŽesperienza dellŽemigrazione: la prima in Australia, a Queensland, con la mia famiglia. Avevo otto anni. Per altri otto ho vissuto laggiù, parlavo il sardo con i miei e gli altri sardi emigrati, lŽinglese e anche lŽitaliano, seppure con accento anglosassone. Ho proseguito gli studi a Oristano poi mi sono laureato in matematica a Cagliari. Nel 1987 sono emigrato di nuovo per altri otto anni. Sono andato a Torino, dove ho lavorato nel campo dellŽinformatica. Sono rientrato in Sardegna nel 1995».
Le edizioni Condaghes sono nate nella città della Mole, anno 1992. «Con me - rievoca Francesco Cheratzu - cŽerano Ernestino Medda e i fratelli Pier Ausonio e Giuseppe Bianco. Adesso siamo in due: io e Giovanni Manca. Le pubblicazioni in lingua sarda rappresentano soltanto il trenta per cento del nostro catalogo ma sono quelle che ci danno maggiore visibilità. Neppure le vendite si fermano a quella percentuale, ma superano il quaranta per cento del fatturato complessivo». Su Nanni Falconi, Cheratzu dice parole di stima profonda: «LŽho conosciuto prima come traduttore e solo successivamente come scrittore. Per me può essere classificato tra i narratori naturali: lŽunica sua scuola è, appunto, la traduzione», chiarisce lŽeditore. «Falconi ha i tempi suoi di scrittura ma anche una grande costanza. Sicuramente è uno dei migliori che abbiamo nella collana Paberiles (volumetti di piccolo formato, prezzi tra gli 8 e i 10 euro, ndr). Ma non ama la pubblicità, e questo è un ostacolo. Di lui però ci fidiamo tanto da aver aperto anche altri tipi di collaborazione. Oltre Falconi, la collana - spiega Cheratzu - è molto conosciuta e diversi volumi hanno avuto la seconda edizione, a partire da Meledda di Mariangela Dui. LŽultimo lavoro pubblicato da noi è un romanzo di Antoni Arca, in limba sarda comuna per una scelta precisa dellŽautore: si intitola A ballu tango, (n)e(u)rotica limba. Il libro verrà prima tradotto in catalano e in corso, poi tradurremo in sardo due romanzi in quelle due lingue minoritarie. A metà giugno faremo un altro esperimento: pubblicare in contemporanea e allo stesso prezzo un romanzo di Gianfranco Pintore in lingua sarda con il volume separato della traduzione italiana, opera di un altro traduttore: vogliamo verificare la reazione del mercato». Cheratzu annuncia la nascita di una "Agenzia letteraria per la lingua sarda" in cui «gli autori si debbono aiutare lŽun lŽaltro, iniziando con il leggersi reciprocamente, cosa che finora non sempre hanno fatto. Soltanto così potranno crescere davvero, attraverso lavori di sempre maggiore qualità». Un altro punto evocato con orgoglio dallŽeditore è questo: «La letteratura sarda è quella scritta nella nostra lingua, chi scrive in italiano non può continuare a tenere il piede in due staffe». Sulle norme di tutela il suo parere è chiarissimo: «Sono a favore di una nuova legge, non più generica (cultura-civiltà-lingua) comŽera la vecchia 26, ma esclusiva e specifica sulla lingua». Come lŽultimo disegno di legge approvato dalla giunta di Renato Soru prima delle dimissioni. Sui problemi contingenti della promozione del libro il discorso di Cheratzu è altrettanto semplice: «Come casa editrice non possiamo fare tutto: è decisivo lŽaiuto dellŽautore, anche di chi non ama mostrarsi in pubblico come Nanni. Ma quando uscirà, il suo terzo lavoro rinnoverà lŽinteresse per gli altri due e lui non si potrà sottrarre». A qualche metro di distanza, Falconi si limita ad annuire. Ultimo problema, la traduzione dei classici mondiali. Dice Cheratzu: «LŽimportanza delle traduzioni sta nella creazione di modelli e nel confronto con le opere maggiori della letteratura universale».